Il callo è una di quelle cose che tolleriamo per mesi, finché un giorno la scarpa giusta diventa un supplizio. Eppure basta capire come funziona per gestirlo bene e, quel che più conta, per evitare che si riformi.
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Callo o occhio di pernice?
Conviene distinguerli, perché non sono la stessa cosa. Il callo (in termini tecnici ipercheratosi o tiloma) è un ispessimento diffuso della pelle, senza un nucleo preciso, che compare dove il piede lavora di più: tallone, pianta sotto le teste dei metatarsi, lato dell’alluce. L’occhio di pernice, invece, è più piccolo e ha quel cono centrale che fa male alla pressione. La pelle reagisce nello stesso modo — si difende ispessendosi — ma forma e fastidio cambiano.
Perché si formano
Sempre per pressione e sfregamento ripetuti. A favorirli concorrono le scarpe strette o troppo rigide e i tacchi, che spostano il peso sull’avampiede; un modo di camminare che carica sempre gli stessi punti; il sovrappeso, che aumenta la pressione a ogni passo; deformità come alluce valgo e dita a martello; e la pelle secca, che si screpola e si indurisce più facilmente.
Come eliminarli
Anche qui la ricetta è semplice, in poche mosse: ammorbidire, limare, ridistribuire il carico.
- Pediluvio. Dieci-quindici minuti in acqua tiepida ammorbidiscono lo strato ispessito. È il momento giusto per intervenire.
- Lima o pietra pomice. Con delicatezza, poco alla volta: meglio poco e spesso che tanto in una volta. L’obiettivo è assottigliare, non scavare.
- Crema all’urea. Applicata ogni sera mantiene la pelle morbida e rallenta il ritorno del callo; le concentrazioni tra il 10% e il 25% sono quelle pensate apposta.
- Scarica il punto giusto. Se il callo è sotto l’avampiede, un cuscinetto metatarsale sposta la pressione dalla zona dolente; se è sul dorso di un dito, una protezione in gel evita lo sfregamento con la scarpa. Togliere l’attrito è ciò che impedisce al callo di riformarsi.
Per i calli molto spessi, dolorosi o che tornano puntualmente, la seduta dal podologo resta la soluzione più rapida: rimuove l’ipercheratosi in modo indolore e aiuta a capire da dove nasce il problema.
Errori da evitare
- Lamette e “tagliacalli”. Sembrano risolutivi, ma il rischio di tagliarsi è alto e la pelle ricresce spesso più dura di prima.
- Strappare la pelle ammorbidita: si finisce per esporre il tessuto sano.
- Trascurare le scarpe. Se continui a portare quelle che hanno creato il callo, nessuna crema lo terrà lontano.
Se hai il diabete
Un discorso a parte, ma importante. Con il diabete o con problemi di circolazione la pelle dei piedi va trattata con molta prudenza: niente fai-da-te aggressivo, niente callifughi all’acido, e un controllo regolare dal podologo. Un callo trascurato, in questi casi, può trasformarsi in una lesione difficile da guarire.
Tenerli lontani
Scarpe comode e della misura giusta, calze in fibra naturale, pelle idratata ogni giorno e, se serve, plantari o protezioni per correggere l’appoggio. Il callo è la risposta del piede a un sovraccarico: togli il sovraccarico e il piede smette di difendersi. Tra i proteggi dita e paracalli trovi protezioni in gel e cuscinetti utili a ridurre lo sfregamento nei punti più esposti.
