Basta guardarsi i piedi allo specchio: un dito — di solito il secondo — che non resta disteso ma si piega verso il basso, come fosse fermo a metà di un movimento. È il dito a martello, una deformità molto più comune di quanto si creda, soprattutto dopo una certa età e tra chi ha portato a lungo scarpe strette.
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Che cos’è
Nel dito a martello l’articolazione centrale del dito resta flessa e il dito assume una forma a punta. È imparentato con altre due deformità che spesso si confondono: il dito a griffe, piegato in due punti, e il dito a maglio, in cui a piegarsi è solo la punta. Al di là dei nomi, il meccanismo è simile: uno squilibrio tra i muscoli e i tendini che muovono il dito, che finisce per tirarlo in flessione.
All’inizio il dito è ancora flessibile — si raddrizza con le mani — e in questa fase si può fare molto senza chirurgia. Con il tempo tende a irrigidirsi e a fissarsi: ecco perché intervenire presto conviene.
Perché viene
Le cause si sommano spesso tra loro: calzature strette o con il tacco alto, che costringono le dita in punta per anni; l’alluce valgo, che rubando spazio spinge il secondo dito a piegarsi; un piede cavo o un appoggio squilibrato; l’artrite e l’artrosi; e una certa predisposizione familiare.
Il segnale che manda il dito a martello, oltre alla forma, è il fastidio: calli e occhi di pernice sul dorso del dito, dove sfrega contro la scarpa, e a volte dolore sotto l’avampiede.
Cosa si può fare senza operare
Finché il dito resta riducibile, l’approccio conservativo dà buoni risultati e punta a due obiettivi: togliere lo sfregamento e assecondare la distensione del dito.
- Scarpe con la punta larga e alta. È la prima e più importante mossa: dare spazio al dito toglie la causa quotidiana del problema.
- Protezioni in gel. Un cuscinetto o un anello proteggi dito ammortizza la nocca che sporge e la protegge dai calli; alcuni modelli, con un anello di fissaggio, aiutano anche a tenere il dito più disteso.
- Ortesi e tutori che accompagnano il dito nella posizione corretta, utili soprattutto nelle fasi iniziali.
- Plantari, quando c’è un sovraccarico dell’avampiede da riequilibrare.
- Esercizi e stretching: raccogliere un asciugamano con le dita, allungare con delicatezza il dito, mobilizzarlo ogni giorno. Non raddrizzano una deformità già fissa, ma mantengono elasticità e rallentano il peggioramento.
Se all’origine c’è un alluce valgo, vale la pena trattare anche quello: spesso è lui a spingere fuori posto il dito vicino.
Quando serve la chirurgia
Quando il dito è ormai rigido, il dolore non passa e le scarpe diventano un problema quotidiano, il chirurgo ortopedico può valutare un intervento. Sono operazioni consolidate, mirate a riallineare il dito, con un recupero in genere gestibile. È una scelta da prendere insieme allo specialista, dopo aver provato la strada conservativa.
Un’attenzione per chi ha il diabete
Se hai il diabete, il dito a martello merita più attenzione: i calli sul dorso possono aprirsi in ulcere difficili da guarire. Controlli regolari dal podologo, scarpe adeguate e protezioni morbide non sono un lusso, ma prevenzione. Il dito a martello raramente scompare da solo, ma preso in tempo si tiene sotto controllo bene: il punto di partenza, quasi sempre, è la scarpa giusta e una buona protezione dallo sfregamento.
Se il fastidio riguarda l’avampiede e le dita, leggi anche: alluce valgo e metatarsalgia.
